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 Composizione del vaccino 2000-2001
 Composizione del vaccino 2001-2002
 
 
 
 
 
 
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Vaccinarsi rimane la maniera migliore per prevenire e combattere l'influenza, sia perché si aumentano notevolmente le probabilità di non contrarre la malattia sia perché, in caso di sviluppo di sintomi influenzali, questi sono molto meno gravi e, generalmente, non seguiti da ulteriori complicanze.

Chi si deve vaccinare

Tra il 1990 e il 1994, in Italia, l'influenza ha provocato 3304 morti (fonte: archivio ISTAT) e, nel 91% dei casi, si è trattato di persone al disopra dei 65 anni d'età. Tuttavia, questa incidenza è da considerarsi sottostimata poiché, a volte, viene riportata come causa di morte direttamente la complicanza dell'influenza.

Si stima che l'epidemia dello scorso anno, per cui non sono ancora disponibili i dati di mortalità, abbia interessato oltre 2,5 milioni di persone. Per questo, il Ministero della Sanità raccomanda fortemente la vaccinazione di tutti coloro che appartengono alla fascia d'età maggiore di 64 anni o di coloro che sono in stretto contatto con anziani. Il Piano Sanitario Nazionale 1998-2000 ha tra i suoi obiettivi il raggiungimento di una copertura vaccinale del 75% della popolazione sopra i 64 anni d'età.

Il vaccino è raccomandato per tutte le persone a rischio di complicazioni secondarie a causa dell'età o di patologie, come disordini cronici di tipo respiratorio o polmonare (asma compreso), malattie metaboliche croniche (diabete mellito, disfunzioni renali, immunodepressione dovuta o meno ai farmaci, patologie emopoietiche, sindrome da malassorbimento intestinale, fibrosi cistica, malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi) o quando sono previsti interventi chirurgici di una certa entità.

Inoltre, il vaccino è fortemente raccomandato per i bambini a partire dai sei mesi d'età ed agli adolescenti (fino ai 18 anni d'età) che sono stati sottoposti ad una terapia a lungo termine a base di aspirina (acido salicilico) perché l'uso di questo farmaco aumenta la probabilità di sviluppare, successivamente all'infezione influenzale, la sindrome di Reye (encefalopatia acuta con degenerazione grassa del fegato che può colpire bambini dai 2 mesi ai 15 anni).

Infine la vaccinazione è raccomandata per tutti coloro che svolgono funzioni lavorative di primario interesse collettivo o che potrebbero trasmettere l'influenza a persone ad alto rischio di complicanze.

Vaccini disponibili

I ceppi utilizzati vengono scelti ogni anno dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) sulla base delle segnalazioni provenienti dai sistemi di sorveglianza di tutto il mondo. Il continuo monitoraggio è reso necessario dall'alta frequenza di mutazioni che si verificano nei virus influenzali; queste mutazioni poiché modificano le caratteristiche antigeniche fanno sì che l'immunità acquisita, naturalmente (perché ci si è ammalati) o artificialmente (vaccinazione), nella precedente stagione influenzale non sia più sufficiente a proteggere dalle nuove forme virali in circolazione. Il vaccino con la formulazione aggiornata è reso disponibile ogni anno dal mese di settembre.

Sono in commercio vaccini con virus interi inattivati (cioè uccisi) e altri in cui sono presenti solo le parti fondamentali per stimolare la risposta immunitaria: i vaccini split (a virus dissociati) che prevedono la disgregazione delle particelle virali mediante solventi e i vaccini a subunità, in cui sono presenti solo alcune proteine presenti sulla superficie (emoagglutinina e neuroaminidasi), importanti per lo sviluppo della risposta immune. Questi vaccini subvirionici (split e subunità) danno un'ottima protezione e sono ben tollerati anche da soggetti particolarmente sensibili alle proteine esogene(ad esempio i bambini, gli asmatici, ecc.).

Per aumentare l’immunogenicità sono stati recentemente introdotti sul mercato vaccini con nuove sostanze adiuvanti (microemulsione in acqua di squalene, liposomi).

Quando vaccinarsi

Il periodo più indicato per la vaccinazione è quello compreso tra il mese di ottobre e la fine del mese di novembre. Si sconsiglia generalmente di vaccinarsi con molto anticipo perché l'immunità data dal vaccino declina nell'arco di 6-8 mesi e, quindi, si potrebbe rischiare di essere solo parzialmente protetti nel periodo più rischioso (ottobre-febbraio).

Nel caso di persone che si debbano recare per lunghi periodi all'estero può essere utile informarsi preventivamente sull'andamento stagionale dell'influenza nel paese da visitare, tenendo presente che nell'Emisfero Australe la stagione influenzale va da aprile a settembre e che nei paesi tropicali è possibile contrarre l'infezione durante tutto l'anno.

Come vaccinarsi

Le modalità di vaccinazione variano a seconda dell'età in quanto, fino ad una certa età, è possibile che il sistema immunitario non sia mai venuto in contatto con i virus influenzali che sono attualmente in circolazione e vada, quindi, 'preparato' al riconoscimento. Di conseguenza, generalmente, per i bambini al di sotto dei 12 anni si consigliano due dosi di vaccino da praticarsi a distanza di almeno quattro settimane, mentre per i soggetti più grandi è sufficiente una sola dose.

La somministrazione è per via intramuscolare e, in tutti coloro con età superiore ai 12 anni, l'iniezione va effettuata nel muscolo deltoide (braccio), mentre, per i più piccoli è consigliato il muscolo antero-laterale della coscia.

Se si acquista personalmente il vaccino in farmacia è importante ricordarsi di conservarlo in frigorifero, a temperature comprese tra i +2° e +8° C.

Efficacia della vaccinazione

Il vaccino è efficace nella prevenzione dell'influenza trasmessa dai virus appartenenti agli stessi ceppi di quelli utilizzati per l'immunizzazione. Questo significa che non protegge né da virus influenzali appartenenti a ceppi diversi da questi né, tantomeno, da altri virus che provocano malattie respiratorie (come il raffreddore) con sintomi simili a quelli dell'influenza. Tuttavia, il monitoraggio internazionale sui ceppi in circolazione, coordinato dall'OMS, permette di presumere che la probabilità di contrarre l'infezione da virus di altri ceppi sia piuttosto bassa. Generalmente, la vaccinazione conferisce una piena immunità nel 75% dei casi, il rimanente 25%, invece, anche se contrae l'influenza sviluppa sintomi lievi.

La protezione indotta dal vaccino comincia due settimane dopo l'inoculazione e perdura per un periodo di sei-otto mesi, poi tende a declinare. Per questo, e perché possono cambiare i ceppi in circolazione, è necessario ripetere la vaccinazione all'inizio di ogni stagione influenzale.

Effetti collaterali

L'inoculazione del vaccino influenzale non provoca generalmente effetti collaterali di rilievo; in alcuni casi si possono manifestare, nella zona di inoculazione, lievi reazioni cutanee locali (arrossamento, gonfiore) di breve durata (massimo 48 ore).

Il vaccino contiene solo virus inattivati (uccisi) o sue parti, quindi non può provocare sintomi influenzali. Tuttavia, a volte, soprattutto quando il soggetto non ha avuto precedentemente alcun contatto con il virus influenzale, è possibile che, a distanza di 6-12 ore dalla vaccinazione, compaiano sintomi di tipo influenzale (febbre, dolori muscolari, mal di testa, brividi) in forma molto attenuata e transitoria (massimo 48 ore).

Reazioni allergiche immediate (orticaria, angioedema, asma) sono generalmente dovute ad ipersensibilità alle proteine dell'uovo, contenute nel vaccino in quantità minima.

Quando è sconsigliata la vaccinazione

La vaccinazione antinfluenzale non interferisce con altre vaccinazioni; è sufficiente utilizzare siringhe diverse e praticare l'inoculazione in sedi diverse. Come precauzione, è meglio evitare di sottoporsi alla vaccinazione se sono in corso processi febbrili. Non è controindicata se sono presenti infezioni minori delle vie respiratorie.

E' fortemente sconsigliata a chi è allergico alle proteine dell'uovo, anche se presenti nel vaccino in quantità minima (il vaccino viene prodotto utilizzando uova embrionate di pollo).

L'efficacia del vaccino dipende dall'efficacia della risposta anticorpale, questo significa che se il sistema immunitario è compromesso, a causa di terapie specifiche o di patologie in atto, l'immunità conferita dalla vaccinazione potrebbe non essere ottimale. I farmaci a base di cortisone, che deprimono la risposta immunitaria, non sono incompatibili con la vaccinazione a meno che siano usati per via sistemica e ad alti dosaggi.

Nel caso di malattie autoimmuni, poiché la vaccinazione stimola l'attività immunitaria, è necessario valutare caso per caso l'opportunità di effettuare la vaccinazione.

Non ci sono rischi o controindicazioni per la vaccinazione delle donne in gravidanza o per quelle che stanno allattando le quali, inoltre, sembrano correre un rischio superiore al normale di sviluppare complicanze a seguito dell'influenza. Tuttavia, d'altra parte, in linea generale, è consigliabile evitare più possibile i trattamenti farmacologici di qualsiasi tipo durante il primo trimestre di gravidanza.

Anche per quanto riguarda le persone sieropositive per il virus dell'AIDS, non vi sono controindicazioni e, anzi, è consigliato vaccinarsi per evitare le complicanze derivanti dall'influenza. Tuttavia, non vi sono dati chiari sull'efficacia della vaccinazione in soggetti con HIV ma sembra che l'acquisizione dell'immunità dipenda dalla gravità dell'immunodepressione provocata dall'HIV e, più in dettaglio, dal numero di linfociti T CD4+ circolanti. Gli studi clinici non riportano peggioramenti nella progressione dell'infezione da HIV conseguenti alla vaccinazione antinfluenzale.