Vaccinarsi rimane la
maniera migliore per prevenire e combattere
l'influenza, sia perché si aumentano
notevolmente le probabilità di non contrarre la
malattia sia perché, in caso di sviluppo di
sintomi influenzali, questi sono molto meno gravi
e, generalmente, non seguiti da ulteriori
complicanze.
Chi
si deve vaccinare
Tra il 1990 e il 1994, in
Italia, l'influenza ha provocato 3304 morti (fonte:
archivio ISTAT) e, nel 91% dei casi, si è
trattato di persone al disopra dei 65 anni d'età.
Tuttavia, questa incidenza è da considerarsi
sottostimata poiché, a volte, viene riportata
come causa di morte direttamente la complicanza
dell'influenza.
Si stima che l'epidemia
dello scorso anno, per cui non sono ancora
disponibili i dati di mortalità, abbia
interessato oltre 2,5 milioni di persone. Per
questo, il Ministero della Sanità raccomanda
fortemente la vaccinazione di tutti coloro che
appartengono alla fascia d'età maggiore di 64
anni o di coloro che sono in stretto contatto con
anziani. Il Piano Sanitario Nazionale 1998-2000
ha tra i suoi obiettivi il raggiungimento di una
copertura vaccinale del 75% della popolazione
sopra i 64 anni d'età.
Il vaccino è raccomandato
per tutte le persone a rischio di complicazioni
secondarie a causa dell'età o di patologie, come
disordini cronici di tipo respiratorio o
polmonare (asma compreso), malattie metaboliche
croniche (diabete mellito, disfunzioni renali,
immunodepressione dovuta o meno ai farmaci,
patologie emopoietiche, sindrome da
malassorbimento intestinale, fibrosi cistica,
malattie congenite o acquisite che comportino
carente produzione di anticorpi) o quando sono
previsti interventi chirurgici di una certa entità.
Inoltre, il vaccino è
fortemente raccomandato per i bambini a partire
dai sei mesi d'età ed agli adolescenti (fino ai
18 anni d'età) che sono stati sottoposti ad una
terapia a lungo termine a base di aspirina (acido
salicilico) perché l'uso di questo farmaco
aumenta la probabilità di sviluppare,
successivamente all'infezione influenzale, la
sindrome di Reye (encefalopatia acuta con
degenerazione grassa del fegato che può colpire
bambini dai 2 mesi ai 15 anni).
Infine la vaccinazione è
raccomandata per tutti coloro che svolgono
funzioni lavorative di primario interesse
collettivo o che potrebbero trasmettere
l'influenza a persone ad alto rischio di
complicanze.
Vaccini
disponibili
I ceppi utilizzati vengono
scelti ogni anno dall'Organizzazione Mondiale per
la Sanità (OMS) sulla base delle segnalazioni
provenienti dai sistemi di sorveglianza di tutto
il mondo. Il continuo monitoraggio è reso
necessario dall'alta frequenza di mutazioni che
si verificano nei virus influenzali; queste
mutazioni poiché modificano le caratteristiche
antigeniche fanno sì che l'immunità acquisita,
naturalmente (perché ci si è ammalati) o
artificialmente (vaccinazione), nella precedente
stagione influenzale non sia più sufficiente a
proteggere dalle nuove forme virali in
circolazione. Il vaccino con la formulazione
aggiornata è reso disponibile ogni anno dal mese
di settembre.
Sono in commercio vaccini
con virus interi inattivati (cioè uccisi) e
altri in cui sono presenti solo le parti
fondamentali per stimolare la risposta
immunitaria: i vaccini split (a virus dissociati)
che prevedono la disgregazione delle particelle
virali mediante solventi e i vaccini a subunità,
in cui sono presenti solo alcune proteine
presenti sulla superficie (emoagglutinina e
neuroaminidasi), importanti per lo sviluppo della
risposta immune. Questi vaccini subvirionici (split
e subunità) danno un'ottima protezione e sono
ben tollerati anche da soggetti particolarmente
sensibili alle proteine esogene(ad esempio i
bambini, gli asmatici, ecc.).
Per aumentare limmunogenicità
sono stati recentemente introdotti sul mercato
vaccini con nuove sostanze adiuvanti (microemulsione
in acqua di squalene, liposomi).
Quando
vaccinarsi
Il periodo più indicato
per la vaccinazione è quello compreso tra il
mese di ottobre e la fine del mese di novembre.
Si sconsiglia generalmente di vaccinarsi con
molto anticipo perché l'immunità data dal
vaccino declina nell'arco di 6-8 mesi e, quindi,
si potrebbe rischiare di essere solo parzialmente
protetti nel periodo più rischioso (ottobre-febbraio).
Nel caso di persone che si
debbano recare per lunghi periodi all'estero può
essere utile informarsi preventivamente
sull'andamento stagionale dell'influenza nel
paese da visitare, tenendo presente che
nell'Emisfero Australe la stagione influenzale va
da aprile a settembre e che nei paesi tropicali
è possibile contrarre l'infezione durante tutto
l'anno.
Come
vaccinarsi
Le modalità di
vaccinazione variano a seconda dell'età in
quanto, fino ad una certa età, è possibile che
il sistema immunitario non sia mai venuto in
contatto con i virus influenzali che sono
attualmente in circolazione e vada, quindi,
'preparato' al riconoscimento. Di conseguenza,
generalmente, per i bambini al di sotto dei 12
anni si consigliano due dosi di vaccino da
praticarsi a distanza di almeno quattro
settimane, mentre per i soggetti più grandi è
sufficiente una sola dose.
La somministrazione è per
via intramuscolare e, in tutti coloro con età
superiore ai 12 anni, l'iniezione va effettuata
nel muscolo deltoide (braccio), mentre, per i più
piccoli è consigliato il muscolo antero-laterale
della coscia.
Se si acquista
personalmente il vaccino in farmacia è
importante ricordarsi di conservarlo in
frigorifero, a temperature comprese tra i +2° e
+8° C.
Efficacia
della vaccinazione
Il vaccino è efficace
nella prevenzione dell'influenza trasmessa dai
virus appartenenti agli stessi ceppi di quelli
utilizzati per l'immunizzazione. Questo significa
che non protegge né da virus influenzali
appartenenti a ceppi diversi da questi né,
tantomeno, da altri virus che provocano malattie
respiratorie (come il raffreddore) con sintomi
simili a quelli dell'influenza. Tuttavia, il
monitoraggio internazionale sui ceppi in
circolazione, coordinato dall'OMS, permette di
presumere che la probabilità di contrarre
l'infezione da virus di altri ceppi sia piuttosto
bassa. Generalmente, la vaccinazione conferisce
una piena immunità nel 75% dei casi, il
rimanente 25%, invece, anche se contrae
l'influenza sviluppa sintomi lievi.
La protezione indotta dal
vaccino comincia due settimane dopo
l'inoculazione e perdura per un periodo di sei-otto
mesi, poi tende a declinare. Per questo, e perché
possono cambiare i ceppi in circolazione, è
necessario ripetere la vaccinazione all'inizio di
ogni stagione influenzale.
Effetti
collaterali
L'inoculazione del vaccino
influenzale non provoca generalmente effetti
collaterali di rilievo; in alcuni casi si possono
manifestare, nella zona di inoculazione, lievi
reazioni cutanee locali (arrossamento, gonfiore)
di breve durata (massimo 48 ore).
Il vaccino contiene solo
virus inattivati (uccisi) o sue parti, quindi non
può provocare sintomi influenzali. Tuttavia, a
volte, soprattutto quando il soggetto non ha
avuto precedentemente alcun contatto con il virus
influenzale, è possibile che, a distanza di 6-12
ore dalla vaccinazione, compaiano sintomi di tipo
influenzale (febbre, dolori muscolari, mal di
testa, brividi) in forma molto attenuata e
transitoria (massimo 48 ore).
Reazioni allergiche
immediate (orticaria, angioedema, asma) sono
generalmente dovute ad ipersensibilità alle
proteine dell'uovo, contenute nel vaccino in
quantità minima.
Quando
è sconsigliata la vaccinazione
La vaccinazione
antinfluenzale non interferisce con altre
vaccinazioni; è sufficiente utilizzare siringhe
diverse e praticare l'inoculazione in sedi
diverse. Come precauzione, è meglio evitare di
sottoporsi alla vaccinazione se sono in corso
processi febbrili. Non è controindicata se sono
presenti infezioni minori delle vie respiratorie.
E' fortemente sconsigliata
a chi è allergico alle proteine dell'uovo, anche
se presenti nel vaccino in quantità minima (il
vaccino viene prodotto utilizzando uova
embrionate di pollo).
L'efficacia del vaccino
dipende dall'efficacia della risposta
anticorpale, questo significa che se il sistema
immunitario è compromesso, a causa di terapie
specifiche o di patologie in atto, l'immunità
conferita dalla vaccinazione potrebbe non essere
ottimale. I farmaci a base di cortisone, che
deprimono la risposta immunitaria, non sono
incompatibili con la vaccinazione a meno che
siano usati per via sistemica e ad alti dosaggi.
Nel caso di malattie
autoimmuni, poiché la vaccinazione stimola
l'attività immunitaria, è necessario valutare
caso per caso l'opportunità di effettuare la
vaccinazione.
Non ci sono rischi o
controindicazioni per la vaccinazione delle donne
in gravidanza o per quelle che stanno allattando
le quali, inoltre, sembrano correre un rischio
superiore al normale di sviluppare complicanze a
seguito dell'influenza. Tuttavia, d'altra parte,
in linea generale, è consigliabile evitare più
possibile i trattamenti farmacologici di
qualsiasi tipo durante il primo trimestre di
gravidanza.
Anche per quanto riguarda
le persone sieropositive per il virus dell'AIDS,
non vi sono controindicazioni e, anzi, è
consigliato vaccinarsi per evitare le complicanze
derivanti dall'influenza. Tuttavia, non vi sono
dati chiari sull'efficacia della vaccinazione in
soggetti con HIV ma sembra che l'acquisizione
dell'immunità dipenda dalla gravità
dell'immunodepressione provocata dall'HIV e, più
in dettaglio, dal numero di linfociti T CD4+
circolanti. Gli studi clinici non riportano
peggioramenti nella progressione dell'infezione
da HIV conseguenti alla vaccinazione
antinfluenzale.
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